Palazzo Carignano

Via Accademia delle Scienze 5, Torino

LUNEDÌ - DOMENICA 10.00 - 18.30

Note storiche

Palazzo Carignano, progettato dall’architetto Guarino Guarini nella seconda metà del Seicento, è considerato uno dei più pregevoli esempi di Barocco europeo ed è parte del sito seriale UNESCO Residenze Sabaude. Dal 1694 divenne stabile dimora dei Principi di Carignano e lì nacquero i futuri sovrani Carlo Alberto e Vittorio Emanuele Il. L’edificio, legato in particolar modo alla storia Risorgimentale italiana, nel 1848 venne destinato a sede della Camera dei deputati del Parlamento Subalpino e successivamente del Consiglio di Stato. Nel 1863 il palazzo fu ampliato verso piazza Carlo Alberto, su progetto dell’architetto Domenico Ferri, con la costruzione della facciata posteriore in stile eclettico. L’edificio ospita attualmente il Museo nazionale del Risorgimento italiano.


Descrizione critica

La periferia nel cuore del centro storico, quello aulico, prezioso di architetture d’autore del barocco piemontese. Nel cortile di Palazzo Carignano, che vide la proclamazione del Regno d’Italia e la prima sede del Parlamento Italiano, la coppia di artisti torinesi Roberta Bruno e Gianfranco Botto con poesia e sintesi portano l’altra parte delle città, le periferie, quelle della produzione, del lavoro. Perché non ci si dimentichi, perché non si lascino andare come luoghi estranei e abbandonati, perché diventino laboratori di nuove pratiche sociali. Mattoni industriali dialogano con quelli aristocratici del palazzo, ambedue in una condizione di sospensione. La palina gialla di una linea suburbana di bus inchioda il tempo all’attesa. Waiting for the last bus. Attorno si sviluppa un diorama visivo in cui luoghi e architetture si fondono, tra visioni reali e no.

Le opere

Botto & Bruno

Waiting for the last bus

pvc su struttura portante

diametro 9 metri – altezza 5 metri

Quando si entra dentro la corte del palazzo si avverte una strana sensazione come se il tempo si fosse fermato, si percepisce un mondo che era ed ora non è più. E’ come se si aspettasse che da un momento all’altro qualcosa possa accadere. Nel diorama periferico che si sviluppa all’interno della struttura la componente dell’attesa è sempre presente ma da un altro punto di vista: nei luoghi lontani dal centro cittadino l’attesa di un cambiamento che non arriva mai ...

Courtesy

gli artisti