Arte alle corti - II Edizione

Torino, 30 giugno - 10 novembre 2016

Un percorso espositivo di installazioni e sculture di arte contemporanea nelle corti dei grandi palazzi storici
  • Ideazione e progetto: Silvio Ferrero
  • Comitato organizzatore: Silvio Ferrero (presidente), Daniela Fabbris, Franco Fusari, Giancarlo Gonnet, Enrico Mambretti
  • Curatori artistici: Olga Gambari e Francesco Poli
  • Collaboratori al progetto: Marta Santolin, Paola Granero, Elisa Callorio
  • Ufficio stampa: Giorgia Zerboni
  • Fotografo: Massimo Forchino
  • Agenzia di comunicazione: Ideal Comunicazione

Arte alle Corti è un invito a scoprire la città attraverso i suoi luoghi più nascosti, quelle corti custodite all’interno di palazzi cittadini, che raccontano secoli di storia torinese. Architetture che diventano musei all’aperto di arte contemporanea, ospitando istallazioni di artisti chiamati a misurarsi con questi spazi. Si tratta di una mostra diffusa, che per il secondo anno presenta un gruppo di autori diversi per generazioni, origini e stili. Sono coinvolti nove corti e due giardini di una Torino aulica e istituzionale, in cui, dall’estate all’autunno, si declina un possibile concetto di arte pubblica. Cortili come gallerie, come palcoscenici, come luoghi d’arte, capaci di mettersi in gioco e di accogliere e dialogare con opere artistiche.

Il progetto è da vivere come una passeggiata en plein air, spostandosi a piedi e con una mappa in mano, lungo un ideale fil rouge che collega diversi punti del centro cittadino, attraverso l’architettura barocca. È un modo per conoscere e impossessarsi di un territorio spesso sconosciuto, seppur quotidiano e familiare, reso scontato dall’abitudine e dall’incapacità di guardarsi realmente attorno. Il progetto, infatti, si rivolge prima di tutto ai cittadini stessi, oltre che ai turisti: un pubblico fatto di occhi vicini e altri lontani invitato a entrare in questi meravigliosi scrigni, trasformati in scene aperte grazie all’arte. In questa direzione, si è lavorato tenendo presente l’idea dell’installazione site specific, che si mimetizza nel tessuto del luogo dove interviene, escludendo, invece, l’opera come un monumento isolato ed estraneo al contesto.

L’abbinamento e l’incontro tra opera e luogo crea nuovi immaginari, nati dalla combinazione produttiva di elementi inaspettati. Scaturiscono suggestioni che fanno rileggere arte e architetture, donando loro vite diverse, secondo anche la visione teatrale propria del Barocco, il cui fine era la meraviglia tramite l’illusione scenica.


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