Palazzo Saluzzo Paesana

Via della Consolata 1 bis, Torino

LUNEDÌ - VENERDÌ 8.00 - 12.30 / 15.00 - 19.00
SABATO 8.00 - 11.00
D0MENICA CHIUSO

Note storiche

Palazzo Saluzzo Paesana venne edificato da Gian Giacomo Plantery, fra il 1715 ed il 1722, su committenza del senatore Baldassarre Saluzzo di Paesana. L’edificio, aderente al modello settecentesco di palazzo nobiliare, è probabilmente il più vasto e articolato palazzo nobiliare torinese e, ormai aperto alle funzioni d'affitto anche nella parte aulica, si affaccia su un grande cortile d'onore, in cui tutti gli elementi canonici del palazzo torinese vengono raddoppiati: doppio accesso, due scaloni aulici, due loggiati contrapposti. L'atrio è coperto da una tipica volta "planteriana", volta a vele lunettate che poggia esclusivamente sulle strutture perimetrali, consentendo, senza appoggi intermedi, ampie spazialità.


Descrizione critica

Sono molte, e diverse, le anime di Torino. Un abito barocco dall’impalcatura operaia, stucchi e ferro, volute e fabbriche. Nel cuore di Palazzo Saluzzo Paesana Flavio Favelli colloca un totem, Mondo Operaio, una struttura composta da pannelli di ferro trovati in una discarica a Istanbul, usati per ponteggi o lavori stradali. La sua pelle è un pattern a smalto composto da grafiche di riviste politiche anni ’60 e ’70. Un’estetica concettuale e non fine a se stessa, che si confronta con quella barocca, in apparente contrasto, ma condividendo un’idea di bellezza super partes. Quindi, Is beauty an affliction then?, si domandava Emily Dickinson in un suo verso, che diventa sorgente, zona di contatto, bocca nell’omonima opera di Gregorio Botta. Una lastra di vetro che respira acqua sotto ai portici del cortile, raccolta in una nicchia. Le lettere che compongono le parole del verso sono incise su un foglio di piombo, da cui sgorgano rivoli d’acqua. Pensieri ed emozioni vive che scorrono lievi, che inumidiscono la vita. Possono essere lacrime di gioia o disincanto.

Le opere

Gregorio Botta

Is beauty an affliction then?

vetro, ferro, piombo, acqua

200 x 100 x 20 cm

Sul foglio di piombo inciso un verso di Emiliy Dickinson: "Is beauty an affliction then?". Dalle lettere sgorgheranno rivoli d’acqua: come delle lacrime, come una sorgente.

Courtesy

l’artista

Flavio Favelli

Mondo Operaio

smalto su pianali di ferro

240 x 450 x 300 cm

Ho tantissime riviste politiche degli anni ‘60 e ‘70 raccolte soprattutto più per la loro grafica audace e innovativa che per i contenuti e forse anche per cercare di trattenere le immagini di un mondo scomparso. Essendo nato nel 1967 ho solo ricordi di immagini di quel periodo così intenso. Scegliendo una copertina di Mondo Operaio del 1969 cerco di raccontare e trattenere quei ricordi di un tempo per me originario.

Courtesy

l’artista