Palazzo Birago di Borgaro

Via Carlo Alberto 16, Torino

LUNEDÌ - VENERDÌ 09.00 - 17.00
SABATO E DOMENICA CHIUSO

Note storiche

Progettato da Filippo Juvarra nel 1716, il palazzo segue le vicende della ricca e nobile casata dei Birago di Borgaro, e sorge per volere del suo più importante rappresentante, il conte Augusto Renato Birago di Borgaro, che fece della dimora juvarriana uno dei migliori salotti della città. Il visitatore viene accolto dall’elegante cortile d’onore, attorno al quale si sviluppa tutto il Palazzo, e che si caratterizza per la la curva sinuosa, quasi a simboleggiare una scenografia di teatro. Di notevole pregio sono lo scalone principale, che permette l’accesso ai piani superiori, e il salone d’onore, con il rilevante affaccio sul cortile, ove erano tenuti balli e feste. Palazzo juvarriano di grande valore artistico, scenografico e ambientale, l’edificio è oggi sede istituzionale della Camera di Commercio di Torino.


Descrizione critica

Una festa barocca in corso, nuvole di forme e colori diversi che esplodono nel cielo come fuochi d’artificio sorprendenti e meravigliosi. L’installazione di Enrica Borghi è giocata sullo spazio vuoto e sospeso contenuto dal cortile di Palazzo Birago di Borgaro. Un branco di Meduse leggere e trasparenti sta nuotando nell’aria, incorniciate dal perimetro architettonico. Alcune si attardano e stanno un po’ fuori dal gruppo, nascoste da colonne, sotto qualche arco. Con grazia e poesia l’artista ricama il suo suggestivo intervento sulla pelle dello spazio, colorandolo con materiali plastici riciclati a cui dona un’inaspettata lievità artistica.

Le opere

Enrica Borghi

Meduse

bottiglie di plastica tagliate e deformate

installazione misura ambiente

Meduse è un'installazione aerea che simula la sospensione acquatica delle sostanze organiche primordiali. Hanno colori innaturali, ambigue nella loro apparenza cromatica cangiante, seducenti nel loro movimento fluido e magicamente immerse nel pianeta d'acqua. Le opere Meduse sono realizzate con bottiglie di plastica riciclate, tagliate sfrangiate e, deformate, traspaiono dalle macerie come membrane fluorescenti che assottigliano il margine tra ambiente artificiale e forme organiche. Propongono una riflessione sulle potenzialità del “rifiuto”, sulla post-naturalità e sul mondo magico immaginifico della trasformazione.

Courtesy

Alberto Peola