Giardino di Palazzo Cisterna

Via Carlo Alberto 23, Torino

LUNEDÌ - DOMENICA 10.00 - 19.00

Note storiche

Così come buona parte degli edifici nobiliari costruiti nel contesto dell'ampliamento voluto nel 1678 dalla Duchessa Maria Giovanna Battista di Savoia per consolidare la nuova immagine del potere dei Savoia, anche Palazzo Cisterna presentava un giardino di competenza, che oggi è l’unico sopravvissuto ai successivi interventi ricostruttivi ed edificatori degli isolati centrali. Il giardino venne inizialmente affidato ad Henri Duparc, in seguito Intendente dei giardini del Castello di Venaria Reale. Sul finire del settecento il palazzo venne completamente ristrutturato e dalle demolizioni si recuperarono detriti per innalzare la quota del giardino. Tra il 1878 e 1879 l’ingegner Camillo Riccio predispose la sostituzione dell’antico muro di cinta del giardino con una cancellata continua di forma semplice. Accanto ai vari platani ed ippocastani, il giardino ospita un eccezionale esemplare di fagus silvatica pendula asplenifolia.


Descrizione critica

Uno spazio di natura raccolto nel cuore della città, sviluppato secondo un gusto all’inglese. Questo giardino selvaggio diventa un luogo magico di apparizioni grazie alle installazioni di nove artisti, eterogenei per generazioni e stili. Sono Nicus Lucà, Riccardo Cordero, Adrian Tranquilli, Domenico Borrelli, Costas Varotsos, Carlo D’Oria, Vittorio Messina, Salvatore Astore e Paolo Grassino. Opere molto diverse trovano casa sul prato, tra alberi e cespugli, lungo i sentieri. A volte in piena visione, altre giocando sull’effetto sorpresa, stando nell’ombra. Una collettiva en plein air che rende il giardino un parco artistico, da percorrere andandone alla scoperta, per istinto.

Le opere

Salvatore Astore

Sutura e Forma

acciaio Cor-Ten

247 x 450 x 100 cm

Nella serie di sculture denominate Sutura e Forma, Salvatore Astore insiste sui concetti di superficie e forma come elementi fondanti di questo linguaggio. Se evidente è la presenza monumentale di questi corpi ogivali di chiara matrice anatomica, realizzati in ferro saldato o in acciaio e attraversati da profonde saldature (suture appunto) simili a cicatrici, altrettanto subitanea è la loro natura metafisica, il loro carattere enigmatico che li rende simili ad affilati monoliti totemici, espressioni di un “minimalismo organico”. L’eleganza formale, la pulizia delle linee e la nudità della materia esperita nella sua originale durezza contrastano con la fragilità del contenuto evocato.

Courtesy

l’artista

Domenico Borrelli

Portatore sacro

bronzo su base in ferro

190 x 90 x 90 cm

La figura di un uomo che con fatica solleva un enorme osso sacro senz’alcuna preoccupazione al dolore ma la certezza del dovere, Portatore Sacro in ogni dove nel tempo e nello spazio ove necessita la presenza dell’Arte.

Courtesy

l’artista e Fonderia Artistica De Carli

Riccardo Cordero

Luogo della memoria

acciaio Cor-Ten

250 x 220 x 200 cm

L’idea portante di quest’opera è il raggiunto obiettivo di articolare un segno plastico in uno spazio condiviso con lo spettatore. Il mito della forma sospesa viene qui giocata con l’articolazione di linee e ritmi decostruttivi e dinamici per mezzo della persistenza geometrica del cerchio spezzato che si contrappone a linee rette che ne complicano il percorso visivo. Un riferimento, forse inconscio con l’architettura barocca piemontese.

Courtesy

l’artista

Carlo D’Oria

Germogli

acciaio

installazione misura ambiente

La scultura proposta da Carlo D’Oria è un elogio al desiderio di vita. Gli elementi, rappresentati da sagome umane, s’innalzano in maniera caotica nello spazio creando una sorta di vortice che muta in continuazione. Il titolo suggerisce l’intento dell’artista di narrare un avvenimento preciso: una nuova nascita, che sebbene porti con sé bellezza, speranza, è anche l’inizio di una lotta costante per la sopravvivenza e per l’indipendenza. Le figure non riescono a staccarsi dalle proprie radici e separarsi dal gruppo cui appartengono, restano piuttosto soggette all’intricato, contorto mondo degli esseri umani, regolato da inique leggi sociali, religiose, economiche, che ingabbiano. Come altrove nelle opere di D’Oria, i personaggi stilizzati che compongono la scultura hanno un destino già deciso e, costretti o condizionati da agenti esterni, sono privi di vere aspettative.

Courtesy

Castello di Rivara - Museo d’Arte Contemporanea

Paolo Grassino

Albero cardiaco

fusione in alluminio

210 x 345 x 280 cm

Il continuo stupore di riconoscere come l’interno del nostro corpo sia molto simile alle manifestazioni più fantasiose della natura. Forse il derma che separa l’interno dall’esterno è semplicemente una tela che nasconde un mistero. Un segreto arcano. La melanconia nel sapere che l’interno si sbriciola nel tempo mentre l’intelligenza della natura è trasformazione.

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l’artista

Nicus Lucà

Più o meno

acciaio inox e cotone

300 x 200 cm

Grande bandiera con il segno “+” su un lato e il “-“ sull'altro, che, con il suo sventolare, invita a regolare il volume delle idee.

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Castello di Rivara - Museo d’Arte Contemporanea

Vittorio Messina

Cinque Uomini Muti

gasbeton, legno, acciaio, fari alogeni

installazione misura ambiente

L'opera Cinque Uomini Muti è la rielaborazione di un'opera analoga costruita a Pisa nel 1997. L'opera consta di cinque sagome umane identiche una all'altra. Ciascuna reca sulla testa un cavalletto da lavoro. Costruite con modalità diverse, ma tutte con pannelli alveolari di gasbeton, nell'insieme danno forma ad una sorta di corteo.

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l’artista

Adrian Tranquilli

The End of the Beginning

vetroresina e smalto

2 elementi circa 280 x 160 x 80 cm

The End of the Beginning, il ciclo di opere in cui la maschera di V è elemento costruttivo, rappresenta un ulteriore capitolo della particolarissima narrazione visiva che ha costruito Adrian Tranquilli nel corso dell’ultimo decennio. La sua indagine attorno alla figura eroica, con la sua indispensabile maschera (costume), ci fa osservare il cambiamento paradigmatico accaduto nel passaggio tra XX e XXI secolo: il singolo cede posto alla moltitudine, non si innalza al di sopra del modello dominante ma si camuffa per amalgamarsi con altri simili, insieme ai quali opera in maniera virale e sovversiva, trovando il proprio ideale (simbolo) proprio nel prodotto della letteratura popolare e fantasy, dove nemmeno esiste più un netto confine tra il bene e il male, tra l’eroe e il suo antagonista, tra l’utopia e il terrore.

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Studio Stefania Miscetti, Roma

Costas Varotsos

Spirale

vetro, ferro

diametro 170 cm, lunghezza circa 1000 cm

Varotsos predilige le grandi dimensioni e le sue opere testimoniano una riflessione su temi essenziali della vita e dell'uomo, quali l'energia, lo spazio, il tempo e la natura, in realizzazioni che uniscono monumentalità e profondità poetica. Alla qualità essenziale dei materiali corrispondono forme geometriche ricorrenti, come il cerchio della grande Spirale, in cui la forma circolare ripetuta crea un andamento spiraliforme potenziato da elementi di vetro disposti a raggiera. Varotsos crea installazioni che si riferiscono all’idea della sintesi e dell’analisi, del decadimento e della ricomposizione, sottendendo una potenzialità di esplosione e d’implosione.

Courtesy

Galleria Giorgio Persano