Giardini reali

Piazzetta Reale 1, Torino

MARTEDÌ - DOMENICA 9.00 - 19.00
LUNEDÌ CHIUSO

Note storiche

Il primo impianto del giardino di Palazzo Reale risale all’epoca di Emanuele Filiberto, che dopo il trattato di Cateau-Cambrésis (1559) trasferì la capitale del ducato sabaudo da Chambery a Torino. Il giardino era caratterizzato da uno spazio regolare, tagliato in diagonale dalle mura dell’antica cinta romana della città. Il suo arredo comprendeva fontane, grotte, peschiere e gabbie per animali esotici, con piante di aranci e limoni coltivate in vaso. Nel 1584 il giardino fu ristrutturato e sul bastione degli Angeli fu edificato il Garittone, l’attuale Bastion Verde. Nel 1673, con il tracciato delle nuove fortificazioni volute da Carlo Emanuele II e progettate da Amedeo di Castellamonte, lo spazio quadrato del “Giardino Bastion Verde” si allarga fino il celebre architetto francese André le Nôtre, già attivo alla corte di Versailles, per un nuovo disegno degli spazi. La ristrutturazione si attua nel 1685 ed è affidata a Henri Duparc. Nasce un progetto del tutto innovativo: un grande miroir d’eau definisce il nuovo asse di simmetria per l’area ad est, mentre la parte del Bastion Verde è riservata al “Giardino dei fiori” con aiuole quadrate e due piccole fontane. La prima fase dell'attuale intervento di restauro, da poco completata, ha interessato un’area di circa cinque ettari e comprende il Giardino Ducale, il nucleo più antico a nord di Palazzo Reale, il Giardino delle Arti, situato a est, e il Boschetto, nel settore nord-est, di matrice ottocentesca.


Descrizione critica

Dentro a Palazzo Reale, nei suoi giardini da poco riaperti, si aggirano altre creature di Davide Rivalta. Sono due Orsi, nascosti verso il fondo, nel tentativo di cercare un rifugio, o di raggiungere un bosco, probabilmente. Costituiscono una delle tre apparizioni sul tappeto verde dei giardini dei Savoia. Emerge da un’aiuola, svettando in alto, verso il cielo, la scala dorata di Maura Banfo, alla cui sommità è alloggiato un grande Nido. Un’immagine di poesia fiabesca che evoca il mito. Risulta, invece, pop e al tempo stesso astratta la monumentale forma di ferro pieno di Carlo Ramous che costituisce anche un omaggio a questo storico artista. Ci si vede dentro una balena, un’elica, un cucchiaio, in Continuità. Le tre installazioni sembrano strani fiori di una wunderkammer reale.

Le opere

Maura Banfo

Nido

resina, ferro, vernice oro

altezza 300 cm, diametro 100 cm

Una ricerca di un’identità attraverso l’abitare e il suo concetto. Nido come metafora della casa, della relazione, della cura ... prendersi cura per ridare forma ... accompagnando la forma. Un corpo trova nel proprio nido la forma di sé ... si plasma, si arrotola ... Uno spazio intimo da difendere ma che inevitabilmente resta connesso con uno spazio esterno.

Courtesy

l’artista

Carlo Ramous

Continuità

ferro verniciato

700 x 1200 x 520 cm

La scultura Continuità del 1972 è stata esposta nel 1974 a Milano, nella mostra personale organizzata da Giovanni Carandente in Piazzetta Reale, con Timpano, Arco ed altre quattro grandi sculture. Nello stesso anno cinque di queste sono state portate a Parma, ma la mostra non venne allestita, vi fu un contenzioso e le sculture rimasero accatastate, dimenticate e, col tempo e l’incuria, praticamente distrutte. Dopo 37 anni sono state ritrovate e tre sono state ristrutturate: Timpano e Continuità sono state esposte nel giardino della Triennale, Arco è installato a Milano nella nuova piazza per lui progettata alla fermata San Siro-Ippodromo della Metro 5.

Courtesy

collezione privata

Davide Rivalta

Orsi

bronzo

2 elementi circa 200 x 140 x 90 cm

L'opera di Davide Rivalta fissa un incontro fra tre elementi diversi: la forma dell'animale (in questo caso sculture di orsi, che con naturalezza mantengono intatta la loro presenza di innocente sacralità); il Parco Reale, luogo che non orientano né prevaricano; infine tutti coloro che si trovano a confrontarsi con questi ospiti. Le presenze clandestine degli orsi pongono un’interrogazione sull'identità del luogo. Il loro incontro epifanico è esperienza di alterità ed indice di apertura.

Courtesy

Fonderia Artistica De Carli